Le Sirene n.6 - Approfondimento
settembre 2015

INTERVISTA A UN FAMIGLIARE: MAURIZIO P.

FREQUENTANDO IL CORSO FAMIGLIA A FAMIGLIA OFFERTO DA PROGETTO ITACA ANCHE I FAMILIARI DI PAZIENTI PSICHIATRICI POSSONO FARE UN PERCORSO DI CONSAPEVOLEZZA E DI COMPRENSIONE. QUESTO LI AIUTA NEL RAPPORTO CON I LORO FAMILIARI E NELLA VITA QUOTIDIANA. NE PARLIAMO CON MAURIZIO, UNO DEI PARTECIPANTI AL QUARTO CORSO FAF, PADRE DI UN GIOVANE CHE FREQUENTA IL CLUB
I: Come sei arrivato al corso Famiglia a Famiglia?
M: Sono sposato da 45 anni e mio figlio maggiore, di 40 anni, si è ammalato quando ne aveva 20. Abbiamo fin da subito cercato di aiutarlo, ma è sempre stato difficile capire come comportarsi e che ruolo assumere. Abbiamo cercato sostegno in diversi luoghi, presso psichiatri, psicoanalisti, abbiamo fatto terapia familiare. Volevamo conoscere meglio il problema ed essere aiutati, perché la malattia, oltre che al malato, crea problemi anche all’interno della famiglia. Abbiamo conosciuto Progetto Itaca un anno e mezzo fa e ci è sembrata l’occasione giusta per educarci ed essere sostenuti. Il corso è stato un utile momento formativo.
I: Siete arrivati ad Progetto Itaca prima voi o vostro figlio?
M: Prima lui
I: Vi ha “portati dentro lui”? M: Forse lui non era affatto contento che partecipassimo anche noi. Credo sia stata mia moglie a proporre di fare questo percorso. I: Come ha fatto vostro figlio ad accorgersi della malattia?
M: Subito dopo l’iscrizione all’università sono emersi dei sintomi. Forse già da prima c’erano state avvisaglie, segnali che non eravamo stati capaci di cogliere. I nostri tentativi di consigliarlo venivano vissuti da lui come intrusioni.
I: Eravate impreparati?
M: Molto. Abbiamo cercato di capire cosa fare ma è un percorso molto difficile. Anche i medici non ci hanno dato chiare indicazioni. I: Rispetto ai vostri primi tentativi il corso Famiglia a Famigli che cosa vi ha dato di più?
M: Ci sono principalmente due aspetti: apprendimento e formazione. Abbiamo compreso meglio la malattia, grazie a letture e conversazioni con altri genitori, figli e mogli di pazienti psichiatrici. Inoltre abbiamo incontrato altre persone che soffrono in un modo simile al nostro e grazie al contatto con queste persone abbiamo superato l’imbarazzo e la paura di parlare di temi personali che fuori sono guardati con diffidenza.
I: Le informazioni sulla malattia emergevano dal gruppo o c’era qualcuno che ve le forniva?
M: C’erano dei formatori che guidavano gli incontri. Nel gruppo ci sono tante persone diverse, che si esprimono in modo diverso, ma il contributo è venuto da tutti. Abbiamo capito che l’apprendimento non finisce mai.
I: Oltre alla sofferenza e al dolore, pensi che ci sia anche qualcosa di buono in chi soffre?
M: Sono convinto che ci siano molte buone qualità, purtroppo però a volte quello che emerge più prepotentemente è il disagio. Mio figlio è una persona buona e gentile, ma non sempre riesce a vivere la vita che vorrebbe. Talvolta ci manca il sorriso in famiglia. Dopo l’incontro con Progetto Itaca abbiamo ritrovato speranza e crediamo che sia nostro figlio che noi avremo un futuro.
I: Il corso punta molto sul metodo dell’empatia, grazie alla quale è più facile cogliere gli aspetti positivi…
M: Il problema per quanto riguarda l’empatia sta nelle persone. Io stesso sono sempre stato una persona poco attenta agli altri, ma ci sto lavorando confrontandomi con gli altri famigliari.
I: Il corso riesce a cambiare i partecipanti? M: Il FAF è un inizio. Il percorso non si conclude con la fine delle lezioni, ma nella vita di tutti i giorni continuano ad esserci progressi, regressioni, conquiste e fallimenti. Si apre un nuovo orizzonte, cambiano le prospettive e il modo di rapportarsi con gli altri.
I: Si sente più tranquillo?
M: Io non sono una persona tranquilla, ma sicuramente il corso mi ha aiutato. Imparare il metodo dell’empatia cambia le relazioni e si può imparare a tutte le età. Mio figlio talvolta mi ha accusato di volergli imporre una vita che non gli apparteneva, forse in parte era vero, ma non c’erano cattive intenzioni, solo un problema di comunicazione, che il corso mi ha aiutato a migliorare.