Le Sirene n.4 - Approfondimento
settembre 2014

AVVICINARSI AL LAVORO CON L’INSERIMENTO SOCIO-TERAPEUTICO

IL 19 GIUGNO ABBIAMO PARTECIPATO ALLA GIORNATA DI “ORIENTAMENTO FORMAZIONE E LAVORO” ORGANIZZATA DALL’AZIENDA SANITARIA TOSCANA PER RIFLETTERE SUGLI INSERIMENTI SOCIO-TERAPEUTICI. CLUB ITACA HA OBIETTIVI SIMILI: SOCIALIZZARE, RISPETTARE DEGLI ORARI, AVERE DEI RUOLI, STARE IN MEZZO ALLA GENTE, MA PRIMA DI TUTTO È NECESSARIO LAVORARE SULL’AUTOSTIMA, SULLA SCOPERTA DEI PROPRI TALENTI, SULLA SCELTA VOLONTARIA DI ASSUMERSI DELLE RESPONSABILITÀ E DEGLI IMPEGNI
Il dottor Sandro Domenichetti, responsabile della UFSMA (Unità Funzionale Salute Mentale Adulti), ha affermato che “Il fallimento di un inserimento socio-terapeutico non deve essere vissuto come una catastrofe, ma come un punto d’inizio. C’è infatti una profonda distinzione tra il percorso terapeutico e il lavoro vero e proprio. Il primo è composto da tre elementi: farmaco, terapia e lavoro. Questi tre fattori collaborano tutti al processo di guarigione del paziente. Di conseguenza l’inserimento sociolavorativo non è un lavoro, ma una prosecuzione della terapia, quindi è bene ricordarsi che si può fare anche più di un inserimento che non va a buon fine e questo dev’essere vissuto dal paziente e dai servizi come un suggerimento importante per la terapia stessa. È necessario capire se al termine di un inserimento socio-terapeutico c’è stato un progresso e se si è pronti a affrontare un vero lavoro.” Ilaria Pratesi, Psichiatra Responsabile degli inserimenti al lavoro del Dipartimento di Salute Mentale, ha ricordato che la condizione indispensabile per accedere al collocamento mirato è avere il riconoscimento di invalidità civile superiore al 46%. Nella provincia di Firenze gli inserimenti socioterapeutici e i collocamenti mirati nel 2013 sono stati 292. E’ stato molto stimolante venire a conoscenza di un esperimento della Provincia: il finanziamento dello start-up di un laboratorio di pelletteria, coordinato da un tutor, in cui lavorano alcune persone con disabilità mentale, che si sono formate con dei “tirocini di osservazione” e che si auto-finanzia con delle commesse che arrivano da aziende del territorio. I “tirocini di osservazione” sono un ponte tra l’inserimento socioterapeutico e il collocamento mirato. Questi servono per capire le aspettative e le risorse della singola persona, perché c’è chi certe cose non riesce a farle ed è giusto rispettarlo. Questi tirocini possono durare dai 6 ai 12 mesi e prevedono un compenso. Sandra Breschi, Dirigente della Provincia per il Lavoro e la Formazione ci ha spiegato che dopo l’abolizione della Provincia, i suoi servizi passeranno alla Regione e si creerà una Agenzia Regionale del Lavoro. Dal Fondo Sociale Europeo, negli anni 2014-2020, ci saranno finanziamenti ingenti per il lavoro di cui il 20% sarà destinato alle fasce deboli in generale (comprendendo quindi qualunque tipo di disagio, da quello psichico a quello sociale). Monia Dardi, della Fondazione Adecco (Pari Opportunità per persone con svantaggio sociale), ha illustrato un progetto attivo a Bologna dal 2009. Si tratta di un call center, “Agenzia Sociale Articolo 4” (Articolo 4 della Costituzione che parla del diritto al lavoro) gestito da persone con disagio psichiatrico, che si definiscono “operatori della mediazione sulle risorse e l’inserimento al lavoro”. Hanno creato un database di 7.000 aziende e giornalmente incrociano le opportunità di lavoro che queste offrono con i curriculum delle persone con disabilità. Adecco ha intenzione di promuovere un’esperienza simile anche a Firenze. ESPERIENZE INSERIMENTI SOCIO-TERAPEUTICI E/O LAVORATIVE DEI SOCI: Marco B.: Nel 2012 mi è stato proposto dai servizi un progetto presso una Cooperativa Sociale di tipo B, che si occupa di ritiro rifiuti per la raccolta differenziata. Io mi occupavo di raccolta pancali e carta e cartone insieme ad un’altra persona, ero di supporto al caposquadra. La sede di lavoro era a circa 30- 40 km dalla mia abitazione e per me risultava molto lontana perché non potevo raggiungerla con i mezzi pubblici, dovevo quindi recarmi lì con la mia macchina a mie spese. Viste le mie difficoltà economiche, ho dovuto interrompere questo inserimento. Nel 2013 ho contattato un’altra Cooperativa e mi è stato proposto un tirocinio formativo con mansione di pulizia di giardini pubblici. I turni di lavoro duravano circa 7 ore dal lunedì al sabato, a volte mi sono reso disponibile a prolungare il turno per andare incontro alle esigenze dell’azienda. Il tirocinio è durato 5 mesi anche se speravo seguisse un contratto lavorativo perché per me è stata una bella esperienza oltre che un bell’ambiente lavorativo. Chiara M.: Qualche anno fa ho avuto un esperienza di un inserimento socio-terapeutico molto positivo, durato circa 2 anni. Lavoravo presso un piccolo ufficio dove svolgevo piccole mansioni: spazzavo, spolveravo, facevo acquisti di prodotti per le pulizie, qualche volta dei lavoretti di segreteria. Inizialmente andavo solo il martedì e poi mi hanno aggiunto anche il giovedì. Guido: Un giorno mi chiama Giovanni Daffra, che era il mio educatore per il lavoro, e mi dice che c’è un corso gratuito di giardinaggio organizzato dai Vivai Fiorentini, con possibilità di inserimento in azienda. Era un periodo difficile per me. Ho accettato subito di frequentare il corso. Avendo già molte conoscenze delle piante (2 anni di Scienze Forestali), mi sono fatto notare dal direttore della ditta, che mi propose un contratto diretto di assunzione. Io rifiutai perché non ero pronto a lavorare per 8 ore. Così cominciò un inserimento socio terapeutico che è durato 5 anni. Dopo un inizio graduale di poche ore, sono arrivato a fare 4 ore al giorno per 6 giorni. Ho imparato l’uso degli attrezzi a motore, l’annaffiatura, il rinvaso, la talea, la piantumazione e la potatura. Poi ho fatto la raccolta delle olive. Ho guidato la loro macchina e fatto varie commissioni. Ho realizzato alcune brochure, sono stato in ufficio registrando preventivi e fatture e rispondevo al telefono. Ho acquisito molte conoscenze sulle piante e infine ho venduto piante negli stand. Il rapporto si è concluso quando ho sentito il bisogno di cambiare e anche perché non c’erano più prospettive per me. Un inserimento non dovrebbe durare così tanto, per ragioni anche economiche… alla fine è stato positivo perché mi ha ri-abilitato. Basta dire che durante quel periodo tanto faticoso ho fatto il passo più importante verso l’autonomia: sono andato a vivere per conto mio. Ora sono appena reduce da un’esperienza lavorativa in cui ho dimostrato di reggere un lavoro pesante e frenetico, al quale ho rinunciato per le condizioni troppo estreme. Francesco: Ho un contratto di inserimento lavorativo all’azienda Floricoltura Aglietti. Lì svolgo l’attività di potatura e annaffiatura delle piante, inoltre mi occupo di spazzare. Lavoro tre volte alla settimana per 3 ore al giorno e in questa azienda mi trovo bene. Spero di essere confermato. Il mio rapporto con gli altri colleghi è buono. Lavoro da Aglietti da 2 anni, opportunità che mi fu proposta da un’educatrice ed inizialmente si trattava di fare solo un corso di giardinaggio.