Le Sirene n.2 - Approfondimento
settembre 2013

FIRMATO IL MIO 1° CONTRATTO DI LAVORO

MARCO B. Il Club Itaca mi ha ristrutturato psicologicamente sotto molti aspetti.
Frequentando il club ed essendo molto coinvolto nelle sue attività, ho avuto una grande ripresa. Partecipare al club è un modo per stare assieme agli altri, per sfuggire all’isolamento, per fare nuove esperienze, conoscere nuove persone e confrontarsi con loro. Si possono inoltre creare dei progetti comuni, come il gruppo di autoaiuto che è stata una mia idea, e che spero parta, nonostante forse non sarò presente. Ci tengo a dire che chi si trova in situazioni di disagio psichico come me, frequentando questo ambiente può raggiungere degli ottimi risultati che vanno al di là di quello che si pensa. Per questo motivo promuovo questa associazione in prima persona e sostengo che chiunque intraprenderà questo percorso otterrà dei buoni risultati. Qui al Club non svolgiamo attività sanitarie, questo ambiente stimola un coinvolgimento molto importante per la persona. Ci aiutiamo a trovare col tempo le nostre doti, quello in cui siamo portati, dandoci nuovi sbocchi lavorativi e sociali. Al Club Itaca si lavora in gruppo con gli altri soci e volontari e si creano amicizie che possono continuare anche al di fuori dell’associazione. Questo fa sì che i rapporti si sviluppino in modo autonomo. Rispetto ad un centro diurno, che è un ambiente più strutturato e protetto, il club risulta invece molto adatto per fare un percorso insieme a persone che sono in una fase più stabile, che stanno volentieri con gli altri, che non hanno crisi troppo forti o bisogno di assistenza. Una persona può attraverso un colloquio, valutare di cosa ha bisogno: se intraprendere un percorso con Progetto Itaca, oppure farne uno con la ASL e arrivare qui in un secondo tempo, quando ha trovato una tranquillità, una stabilità per stare insieme agli altri. Nel lavoro di gruppo ognuno svolge delle mansioni diverse e dà il suo contributo, imparando delle competenze che possono servire un domani nella vita, arricchendo così il proprio curriculum. Anche una volta trovato un impiego, frequentare il club potrebbe essere importante e d’aiuto per non rischiare d’isolarsi, perché i disagi possono essere di vario tipo, non solo lavorativi. La persona senza hobby, senza attività fisica, senza amicizie, è cupa perché non condivide nulla con nessuno, e rischia di cadere in depressione. Al congresso, dove ho conosciuto Costanza (direttore del Club Itaca Firenze), un professore diceva che le medicine non risolvono nulla, se anche la situazione familiare e sociale della persona non viene risolta. Non guarisce, rimane nella sua situazione. Imparando ad amarsi si assapora di più il gusto della vita, la malattia ti dà delle nuove aperture! Come è accaduto a me, penso che anche altre persone che entreranno in questa Associazione, potranno vedere con i loro occhi che questo ambiente può far bene anche a loro. Frequentare il Club Itaca coinvolgendo sempre più persone aiuta a crescere noi e l’Associazione, in modo che col tempo si possa ottenere la partecipazione anche di altri enti. Ieri, facendo un colloquio di lavoro con la responsabile della Cooperativa “La Traccia” ero abbastanza tranquillo, perché mi ero esercitato al club. È andata bene e ora, finalmente, ho un contratto di lavoro!
“UNA PERSONA PUÒ IMPARARE AD AMARSI DI PIÙ E AD AMARE LA VITA, AD AUTOTUTELARSI DI PIÙ, ANCHE QUANDO STA MALE.”