Sirene 9 - Approfondimento
febbraio 2017

L’ESPERIENZA DI JOSEPHINE, MARIAGIULIA E GAVRILA NEGLI INSERIMENTI SOCIO TERAPEUTICI

Dopo l’università Gavrila, 38enne, ha iniziato 2 anni fa a fare dei piccoli lavori di falegnameria a Lastra a Signa, trovati grazie al suo assistente sociale. Lavora 3 volte a settimana con un gettone di presenza grazie a una convenzione che si rinnova ogni 6 mesi per 3 anni. Sul lavoro sono in 2: Gavrila e il suo datore di lavoro che è l’artigiano proprietario della bottega. Tutto sommato Gavrila non ha faticato a mantenere questi impegni. E’ un’ottima occasione di sentirsi utile ed avvicinarsi al mondo del lavoro.
La mia esperienza consiste in un impiego di restauro di mobili e piccola falegnameria, lavoro 16 ore settimanali distribuite su 4 giorni. Svolgo questo inserimento dall’estate del 2014, me lo ha proposto l’assistente sociale. Ho accettato questa proposta per misurarmi con un lavoro pratico e manuale essendo invece sempre stato interessato a cose più teoriche come l’informatica. In questi 2 anni e mezzo mi sento cresciuto professionalmente e mi sono state affidate delle nuove mansioni come ad esempio la visualizzazione di elementi di falegnameria su pc. Questa crescita mi ha dato anche delle soddisfazioni. Grazie a questo lavoro sono tornato ad essere sicuro di poter svolgere dei compiti e avere delle responsabilità. Nonostante abbia avuto anche dei momenti critici, l’idea di mettermi alla prova comunque mi ha aiutato a continuare nonostante le difficoltà. La prossima estate questa opportunità dovrebbe terminare e non escluderei di ripetere un’esperienza simile se mi venisse riproposta, possibilmente cambiando ambito. Ad esempio mi piacerebbe continuare con qualcosa di pratico e questa volta all’aria aperta come un lavoro nell’agricoltura o allevamento. In definitiva posso dire che questa occasione di lavoro è stata positiva e ha contribuito ad un aumento della mia sicurezza e della stima in me stesso.

Il mio nome è MariaGiulia, ho 34 anni e dopo un periodo trascorso in comunità dovevo rimettermi in gioco. appena rientrata a casa ho sentito l’esigenza di rendermi attiva e di non ritornare alla situazione di quando mi sono ammalata. La mia prima reazione appena uscita dalla comunità è stata quella di sentire che dovevo far qualcosa: mi era tornata una specie di dignità verso me stessa. Ho sentito nascere la necessità di recuperare abilità che per tanto tempo erano state “dis-attivate”. Ho subito parlato con la dottoressa la quale ha ritenuto importante per me avere un piccolo lavoro e ha deciso di provvedere alla mia richiesta saltando anche il percorso di orientamento che è previsto prima dell’attivazione di un inserimento. Ha capito veramente l’urgenza e mi ha ascoltato. Cercando di sfruttare le conoscenze che avevo acquisito con gli studi, specialmente quelle linguistiche - ed anche se pur breve, una pregressa esperienza lavorativa nel settore - ho pensato che il posto più adatto a me fosse un albergo. Ho ricercato e scelto degli alberghi vicini a casa in modo che gli spostamenti fossero per me più facili. Ho presentato la lista all’educatrice e da lì si è attivata lei. Il primo giorno è stato terribile, io ero molto entusiasta, mi sentivo inserita nella vita normale, ma sono stata totalmente ignorata. Mi aspettavo un’accoglienza diversa. C’è stata una chiusura totale dei colleghi nonostante i proprietari dell’albergo fossero d’accordo nell’accogliermi. Questo tipo di “accoglienza” dipende certamente dalle persone, questo è un albergo famigliare e quindi chiuso in se stesso. Il primo mese è stato così: totalmente inospitale. Mi sono fatta forza “continuiamo“ mi dicevo, nonostante ci siano stati momenti di sconforto e sentivo battutine alle mie spalle, ma non mi sono arresa. parlando con gli altri, mi sono inserita piano piano ed i colleghi hanno imparato a conoscermi. I miei colleghi hanno visto che alla fine sono una persona come tutte le altre. Un collega in particolare alla fine della giornata ora mi ringrazia sempre per il lavoro che svolgo con lui. Piano piano il muro dell’indifferenza si è sgretolato con la conoscenza e parlando anche di banalità il pregiudizio viene meno. Bisogna fare capire che ognuno può essere utile alla società. Nell’albergo lavoro 3 giorni a settimana per 4 ore, avevo iniziato con 1 volta a settimana per 2 ore. Il lavoro che svolgo è all’accoglienza, alla reception. Con questo lavoro ho riacquisito conoscenze professionali che sembravano essere scomparse. Ho studiato lingue e mi sembrava d’aver dimenticato tutto, ora invece le ho recuperate. Questa esperienza mi ha aiutato nel mio percorso terapeutico anche perché uscendo di casa non penso e mi distraggo. Per me più cose faccio meglio è, essere impegnata è la miglior cosa visto che tendo a rimuginare. A volte mi è capitato di andare lì che non stavo bene e sono rientrata a casa che stavo molto meglio. Offrire inserimenti socio terapeutici credo sia importantissimo e fondamentale nel percorso di recupero ed una delle cose più importanti che il servizio pubblico offre. Riuscendo a portare a termine i compiti a me assegnati, ho riacquisito più fiducia in me stessa e questa mi si è trasmessa anche in altri ambiti al di fuori di quello lavorativo, ad esempio faccio attività sportive. Dal punto di vista delle abilità professionali mi sono ritornate tutte le conoscenze linguistiche e ho anche appreso nuove competenze come l’utilizzo del programma alberghiero. Mi è servito anche a superare un po’ la mia timidezza.

Mi chiamo Josephine ho 44 anni e vi racconto della mia esperienza lavorativa durata 3 anni presso la pasticceria Aquila di Scandicci. E’ iniziata lavorando 2 volte a settimana per 4 ore al giorno con un gettone di presenza. E’ incrementata dopo 1 anno a 3 volte la settimana sempre per 4 ore, ma spesso mi trattenevo anche 5 o 6 ore anche se non ero retribuita per le ore in esubero. Posso dire che è stata un’esperienza più che positiva perché l’ambiente di lavoro è stato molto umano e rispettoso: questo soprattutto mi ha incentivato a lavorare sempre di più e bene. Ho avuto un ottimo tutor che si chiama Gabriele che mi ha insegnato molto, soprattutto ad impostare le mie mansioni anche da un punto di vista organizzativo e pratico. Ho avuto anche un bellissimo rapporto con la famiglia Aquila tutta, che ha saputo valorizzare il mio apporto lavorativo nel laboratorio della pasticceria. Mi sono occupata sia della creazione dei dolci in genere sia della datazione prescritta della pasticceria “mignon”, che settimanalmente dei semilavorati nelle celle frigorifere. Un’esperienza di lavoro che rimarrà per sempre nei miei ricordi e che ripeterei volentieri perché è partita bene e si è conclusa anche meglio, poiché mi hanno concesso la possibilità di preparare un magnifico millefoglie per il mio compleanno.